Tavola tracciata
La Massoneria nell'età fascista
MASSONERIA NELL’ETA’ FASCISTA
Da molto tempo gli storici avanzano ipotesi e sviluppano tesi sulle cause che determinarono la messa al bando e la successiva persecuzione della Massoneria italiana durante il Ventennio fascista. Fino ad ora, questi studi hanno sempre privilegiato delle argomentazioni di natura prevalentemente «politica», cioè strettamente inerenti alle opposte strategie di potere del regime fascista e delle Obbedienze massoniche italiane. Spiegazioni di questo genere, però, rischiano di essere riduttive. Da una parte, infatti, non mettono sufficientemente in risalto le conseguenze causate dalla trasformazione del Fascismo da «movimento» a «regime», vale a dire da «rivoluzione» a «religione laica». Dall’altra, dimenticano l’imprescindibile componente iniziatico-esoterica della Massoneria italiana, rimanendo ancorate alla sua espressione prettamente «politica», e presentandola quindi come un mero gruppo di potere. Fondamentale è quindi trovare una chiave di lettura «metapolitica», tentando cioè di ricostruire il contesto spirituale e le dinamiche profonde delle «mentalità» alla base dei fenomeni fascista e massonico. Tanto il Fascismo quanto la Massoneria furono impegnati nella costruzione e nella proposta alla società italiana del tempo di un modello di «uomo nuovo», frutto dei rispettivi princìpi e valori. Accomunate inizialmente dal medesimo intento, cioè la costruzione di una «religione della Patria» (ovviamente da un punto di vista laico), in un secondo momento proposero però due opposte visioni della società e dell’uomo. Storicamente non si può certo dire che la Massoneria italiana abbia ostacolato la nascita del fenomeno fascista: al contrario non pochi storici sostengono che abbia avuto un suo ruolo determinante nella presa di potere da parte del Fascismo. Inizialmente, infatti, ci fu una «sorgente comune» che permise al primo Fascismo, il Fascismo «movimento», e alla Libera Muratoria di convivere per lungo tempo senza frizioni, condividendo persino alcune idee come l’interventismo e l’anticlericalismo
Questa «sorgente» comune portò il primo Fascismo (il Fascismo «movimento») e la Massoneria a condividere non solo programmi e progetti futuri, ma anche lo strato sociale a cui questi progetti venivano proposti e che sarebbe diventato la forza propulsiva per la realizzazione di entrambi, la Media Borghesia, largamente intrisa di anticlericalismo, portata all’interventismo e da alcuni definita «borghesia patriottica». L’utilizzo di ritualità, simbologia e mitologia fu una componente sia della Massoneria italiana che del nascente Fascismo. Ciò che accomunò in particolare i due movimenti fu una vera e propria liturgia patriottica. L’inaugurazione di lapidi o monumenti e le onoranze funebri in onore dei caduti, infatti, videro spesso coinvolti insieme i fascisti della prima ora e i massoni. All’inizio anche gli avversari della Massoneria furono gli stessi del Fascismo: il nascente Partito Popolare, i socialisti intransigenti, il vecchio mondo liberale legato a Giolitti. In generale, il si sentiva molto più in sintonia con il movimento fascista che con la Sinistra rivoluzionaria e ne giustificava l’azione, in quanto ispirato da un provvidenziale principio di salvaguardia dell’assetto istituzionale e dei valori patriottici. Quando i vertici della Massoneria si riunirono a per l’installazione del Gran Maestro Domizio Torrigiani, che succedeva a Ernesto Nathan, la simpatia manifestata dai presenti nei confronti del movimento fascista fu evidentissima. Certamente, molti erano i massoni delle due Obbedienze, quella del Grande Oriente e quella di Piazza del Gesù, che si iscrissero al Partito Fascista. D’altra parte, molti tra i personaggi più in vista del regime erano stati «iniziati» alla Massoneria: tra gli altri, possiamo ricordare Giacomo Acerbo, Giuseppe Caradonna, Roberto Farinacci, Giuseppe Bottai, Achille Starace. La sindrome della «vittoria mutilata» non venne utilizzata soltanto dai fascisti come motivo di rivalsa, ma «entrava a pieno titolo nell’armamentario ideologico della Massoneria italiana e per qualche tempo ne avrebbe fortemente condizionato le scelte e i comportamenti». Fu questo connotato della Massoneria italiana che la identificò durante tutto il periodo crispiano e giolittiano, nel suo dichiarato interventismo e negli eventi del primo dopoguerra, come una sorta di «Massoneria di Stato», tutrice degli interessi e dei valori più profondi del Paese. Queste le parole del Gran Maestro Torrigiani pronunciate il 16 gennaio 1921: «I partiti nostri sono morti: non rappresentano nulla, ci vuole una formula nuova per riconquistare le masse: distruggere i vecchi partiti e formarne uno nuovo». Durante questo primo Fascismo non ci furono mai manifestazioni di ostilità nei confronti dei massoni. Ma con il tempo le strategie fasciste cambiarono drasticamente. Fu decisivo il passaggio dal Fascismo «movimento» al Fascismo «regime», nel quale con spregiudicata disinvoltura molte di quelle idee iniziali che lo avevano avvicinato alla Massoneria vennero del tutto abbandonate. Quando si passò alla militarizzazione della politica, alla mobilitazione delle masse, al culto del Duce, alla concezione dello Stato totalitario, all’educazione dell’italiano nuovo, quando si crearono i «miti della nuova civiltà», i riti e i simboli di una nuova religione politica e laica, la Massoneria, anch’essa portatrice di un’esigenza educativa nei riguardi dell’individuo, con i suoi valori, i suoi simboli e i suoi rituali, diventò inevitabilmente un’antagonista intollerabile. L’iniziale collante nazionalista risorgimentale si era sciolto di fronte al nascente progetto del Duce: la nascita di una religione laica creatrice di un «uomo nuovo». I fascisti, come i massoni, pur provenendo dai più disparati movimenti, trovarono il loro collante nel culto della nazione e della guerra, da cui ebbe origine la cosiddetta «religione fascista», ossia una religione laica incentrata sulla sacralizzazione della Patria. Questa religione divenne il credo di un’élite politica decisa a imporre il culto della sua religione a tutti gli italiani e a non tollerare l’esistenza di culti antagonisti, come ad esempio quello massonico. I massoni, in quanto avversari non disposti a convertirsi, furono trattati da reprobi che dovevano giustamente essere puniti, perseguitati e messi al bando. Nella Massoneria, infatti, il perseguimento di finalità etiche avviene sulla base di rituali e simboli che le conferiscono le caratteristiche di una società iniziatica. Massoneria all’origine significa «costruzione», dunque «edificazione» (aedem facere, ‘realizzare un tempio’). Si tratta di un’opera a carattere alchemico: la lenta e progressiva trasformazione dell’individualità profana in «altro da sé», in uno spirito vivente dotato di piena autocoscienza, un percorso iniziatico che porta a un perfezionamento e a una completa emancipazione dell’individuo. È evidente che tutto ciò avrebbe fatalmente cozzato con la volontà di potenza fascista volta a plasmare la massa e a ottenere il conseguente annichilimento dell’individuo. A una Massoneria che poggiava le proprie fondamenta sui princìpi di libertà, uguaglianza e fratellanza, si contrapponeva un Fascismo che amava paragonare la politica all’arte, e definiva il politico un artista che plasma la materia umana. Tutto ciò determinò nel Fascismo un ripensamento ideologico che ebbe nella «demonizzazione» della Massoneria uno degli sbocchi più violenti, arrivando infine, dopo gli iniziali scontri verbali, alla sua formale messa al bando. Contraddittorio fu il rapporto tra lo stesso Mussolini e la Massoneria. Negli anni della Prima Guerra Mondiale, Mussolini tentò di diventare massone: chiese l’iscrizione alla Loggia Romagnoli di Milano, ma gli fu rifiutata. E pare che già nel 1905 il futuro Duce avesse presentato invano domanda alla Loggia Rinancini di Lugo di Romagna e a quella di Losanna. L’ostilità di Mussolini nei confronti della Massoneria cominciò a delinearsi già nel 1914 quando, ancora socialista, al Congresso di Ancona del partito le si scagliò contro. In seguito dichiarava in una intervista: “In Germania, in Inghilterra, in America i massoni sono una confraternita caritatevole e filantropica. In Italia, invece, costituiscono un’organizzazione politica segreta. Di più e di peggio, essi dipendono completamente dal Grande Oriente di Parigi: io auspico che i massoni italiani diventino quello che sono gli inglesi e gli americani: un’associazione fraterna apolitica di mutuo soccorso”. Quindi, dopo un inizio in cui la Massoneria venne tollerata, sebbene in alcuni casi anche strumentalmente, Mussolini e gli ideologi del Fascismo videro sempre più in essa una pericolosa antagonista. Dal punto di vista storico, la messa al bando della Massoneria fu una conseguenza dell’apertura del Fascismo nei confronti della Chiesa cattolica nemica storica della Libera Muratoria italiana, e l’avvicinamento del Fascismo ai nazionalisti, storici nemici dei massoni. Dall’altra parte, identificando il Fascismo come uno strumento nelle mani del clero e dei nazionalisti, non dotato di una sua propria ideologia, la Massoneria commise un grave errore di valutazione, giungendo persino a negare, dopo le prime devastazioni dei Templi massonici, la diretta responsabilità delle squadre fasciste. Quando la Massoneria capì finalmente quale pericolo per la democrazia fosse il Fascismo era ormai tardi per poter tentare una qualsiasi opposizione. Il percorso che portò alla messa al bando della Massoneria da parte del Fascismo iniziò formalmente il 23 febbraio 1923, quando il Gran Consiglio del Fascismo con una sorprendente deliberazione approvò quasi all’unanimità (ci furono solo quattro astensioni) un ordine del giorno che così recitava: “il Gran Consiglio invita tutti i fascisti che sono massoni a scegliere tra l’appartenere al Partito Nazionale Fascista o alla Massoneria, poiché non vi è per i fascisti che una sola disciplina, la disciplina del Fascismo; che una sola gerarchia, la gerarchia del Fascismo; che una sola obbedienza, l’obbedienza assoluta, devota e quotidiana, al Capo e ai capi del Fascismo.” Circa un anno dopo, il 29 gennaio 1924, il Gran Consiglio del Fascismo votò un ordine del giorno che enunciava il divieto dell’esercizio della funzione legislativa a chiunque fosse legato ad associazioni segrete, con un chiaro riferimento alla Massoneria. La distruzione dei Templi massonici ebbe inizio alla fine del mese di dicembre del 1923 e nel gennaio del 1924. La Toscana fu il primo obiettivo della furia fascista, e le Logge «Ferruccio» di Pistoia e «Giuseppe Mazzoni» di Prato le prime ad essere colpite. La Loggia «Ernesto Nathan» di Termoli venne ridotta in cenere. Le distruzioni, gli incendi e le devastazioni sia degli archivi che degli oggetti si estese su tutto il territorio italiano, fino in Calabria, dove fu distrutta la Loggia «Antica Vibonese» di Monteleone, in provincia di Vibo Valentia. Le devastazioni proseguirono poi fino ad arrivare al 30 ottobre 1925, considerato la «Notte di san Bartolomeo» della Massoneria italiana. In quell’occasione, una rappresaglia delle Camicie Nere fasciste, provocata dall’uccisione di un graduato fascista nel corso di un’aggressione alla casa di un massone, portò all’assassinio dell’avvocato Consolo e dell’ex-deputato socialista Pilati. Il delitto di Giacomo Matteotti, nel giugno del 1924, e la distruzione di molte Logge avrebbero dovuto essere più di un campanello di allarme per la Massoneria, che invece rispondeva ancora tiepidamente alle aggressioni fasciste. Lo testimoniano le dichiarazioni che Torrigiani fece il 13 dicembre 1924: «Le ideologie salite al potere col Fascismo e, più che le ideologie, gli istinti, sono in conflitto inconciliabile con le concezioni massoniche». Pochi giorni dopo il famoso discorso alla Camera del 3 gennaio 1925 in cui annunciava formalmente la nascita dello Stato Totalitario, Mussolini presentava un disegno di legge che disciplinava l’associazionismo. Dopo che la commissione dei Quindici, nominata per far luce sulle Logge e presieduta da Giovanni Gentile, aveva emesso un giudizio perentoriamente sfavorevole nei confronti della Massoneria, il disegno di legge venne approvato dalla Camera, con voto a scrutinio segreto. Era il 19 maggio 1925. Il 20 novembre dello stesso anno, dopo il passaggio in Senato, divenne legge. Il testo della legge, in breve, fu il seguente: Art.1. Le associazioni, Enti ed Istituti costituiti ed operanti nel Regno e nelle Colonie sono obbligati a comunicare alle autorità di pubblica sicurezza l’atto costitutivo, lo statuto e i regolamenti interni, l’elenco nominativo delle cariche sociali e dei soci, e ogni altra notizia intorno alla loro organizzazione ed attività. Art.2. I funzionari, impiegati ed agenti civili e militari di ogni ordine e grado dello Stato, che appartengano, anche in qualità di semplice socio, ad Associazioni, Enti o Istituti costituiti nel Regno o fuori, ed operanti, anche solo in parte, in modo clandestino o occulto o i cui soci sono comunque vincolati dal segreto, sono destituiti o rimossi dal grado o dall’impiego. Conseguentemente la Massoneria era virtualmente fuori legge. Il 22 novembre, due giorni dopo, Torrigiani emise un comunicato dove si rendeva noto lo scioglimento di tutte le Logge
Certamente, nel Ventennio fascista, la Massoneria italiana perse una grande occasione. L’eccessivo coinvolgimento nella vita profana e la tardiva comprensione della reale essenza del Fascismo le impedirono di sfruttare al meglio la propria autorevolezza morale, che a sua volta l’avrebbe legittimata a esercitare un potere surrogatorio là dove non bastavano più le istituzioni, i partiti, e le altre forze sociali, come quello che il sociologo Ralph Dahrendorf, riferendosi alle istituzioni-guida nei
Paesi anglosassoni
(monarchia club
Logge massoniche), ha definito come il «terzo pilastro» della democrazia. Vorrei quindi ed infine, soffermarmi sulla metafora Nietzschiana delle tre trasformazioni che subisce il nostro spirito: 𝘼𝙡𝙡’𝙞𝙣𝙞𝙯𝙞𝙤 𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙪𝙣 𝙘𝙖𝙢𝙢𝙚𝙡𝙡𝙤: 𝙫𝙞𝙫𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙪𝙣𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙖𝙧𝙞𝙙𝙖 𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙪𝙣 𝙛𝙖𝙧𝙙𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙩𝙧𝙚𝙢𝙚𝙣𝙙𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙥𝙚𝙨𝙖𝙣𝙩𝙚: 𝙡𝙖 𝙢𝙤𝙧𝙖𝙡𝙚, 𝙘𝙞𝙤𝙚̀ 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙚 𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙚 𝙙𝙖 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙚 𝙙𝙖 𝙣𝙤𝙣 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙤𝙘𝙞𝙚𝙩𝙖̀. 𝘼𝙣𝙙𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙞𝙣 𝙜𝙞𝙧𝙤 𝙖 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙘𝙞𝙤̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙡𝙩𝙧𝙞 𝙘𝙞 𝙙𝙞𝙘𝙤𝙣𝙤 𝙙𝙞 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙚 𝙘𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙤𝙧𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙙𝙤𝙫𝙧𝙚𝙢𝙢𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙧𝙘𝙞. 𝙄𝙣 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙚 𝙖𝙛𝙛𝙚𝙧𝙢𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖, 𝙢𝙖 𝙛𝙖𝙘𝙚𝙣𝙙𝙤 𝙚 𝙘𝙧𝙚𝙙𝙚𝙣𝙙𝙤 𝙘𝙤𝙨𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙘𝙖𝙩𝙪𝙧𝙞𝙨𝙘𝙤𝙣𝙤 𝙙𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙫𝙤𝙡𝙤𝙣𝙩𝙖̀. 𝙌𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙞𝙡 𝙘𝙖𝙢𝙢𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙨𝙞 𝙨𝙩𝙖𝙣𝙘𝙖 𝙙𝙞 𝙨𝙤𝙥𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙥𝙚𝙨𝙤 𝙨𝙞 𝙧𝙞𝙗𝙚𝙡𝙡𝙖. 𝙉𝙤𝙣 𝙫𝙪𝙤𝙡𝙚 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙘𝙞𝙤̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙡𝙩𝙧𝙞 𝙜𝙡𝙞 𝙙𝙞𝙘𝙤𝙣𝙤 𝙙𝙞 𝙛𝙖𝙧𝙚: 𝙞𝙡 𝙨𝙪𝙤 𝙨𝙥𝙞𝙧𝙞𝙩𝙤 𝙜𝙧𝙞𝙙𝙖 𝙥𝙚𝙧 𝙡’𝙖𝙪𝙩𝙚𝙣𝙩𝙞𝙘𝙞𝙩𝙖̀. 𝙄𝙣𝙛𝙖𝙨𝙩𝙞𝙙𝙞𝙩𝙤 𝙙𝙖𝙞 𝙫𝙖𝙡𝙤𝙧𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙜𝙡𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙨𝙤𝙩𝙩𝙤𝙨𝙘𝙧𝙞𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙞𝙫𝙚𝙣𝙩𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙪𝙢𝙖𝙘𝙚: 𝙪𝙣 𝙡𝙚𝙤𝙣𝙚. 𝙄𝙣 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙗𝙖𝙩𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙞𝙡 𝙢𝙤𝙣𝙙𝙤 𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙚 𝙡𝙚 𝙨𝙪𝙚 𝙧𝙚𝙜𝙤𝙡𝙚. 𝘿𝙞𝙘𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙪𝙣 𝙛𝙚𝙧𝙢𝙤 “𝙣𝙤” 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙢𝙤𝙧𝙖𝙡𝙚. 𝙁𝙤𝙧𝙨𝙚, 𝙖𝙙𝙚𝙨𝙨𝙤, 𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙚𝙨𝙖𝙣𝙩𝙚, 𝙢𝙖 𝙥𝙞𝙪𝙩𝙩𝙤𝙨𝙩𝙤 𝙪𝙣 𝙥𝙧𝙤𝙗𝙡𝙚𝙢𝙖 𝙙𝙖 𝙩𝙚𝙣𝙚𝙧𝙚 𝙖 𝙗𝙖𝙙𝙖 𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙗𝙖𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚. 𝙐𝙣𝙖 𝙫𝙤𝙡𝙩𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙞 𝙨𝙩𝙖𝙣𝙘𝙝𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙙𝙞 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙗𝙪𝙧𝙗𝙚𝙧𝙞; 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙫𝙚𝙙𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙝𝙖 𝙨𝙚𝙣𝙨𝙤 𝙧𝙞𝙛𝙞𝙪𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤, 𝙖𝙧𝙧𝙞𝙫𝙖 𝙞𝙡 𝙢𝙤𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙛𝙞𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙞 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙢𝙚𝙩𝙖𝙢𝙤𝙧𝙛𝙤𝙨𝙞: 𝙚̀ 𝙜𝙡𝙤𝙧𝙞𝙤𝙨𝙤 𝙚 𝙙𝙞𝙫𝙚𝙧𝙩𝙚𝙣𝙩𝙚! 𝙄𝙡 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙤. 𝙌𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙘𝙚𝙣𝙙𝙚 𝙡𝙚 𝙛𝙖𝙨𝙞 𝙥𝙧𝙚𝙘𝙚𝙙𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙥𝙤𝙞𝙘𝙝𝙚́ 𝙣𝙤𝙣 𝙥𝙚𝙣𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙨𝙚 𝙘𝙞𝙤̀ 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙛𝙖𝙘𝙚𝙣𝙙𝙤 𝙨𝙞𝙖 𝙢𝙤𝙧𝙖𝙡𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙘𝙤𝙧𝙧𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙤 𝙨𝙘𝙤𝙧𝙧𝙚𝙩𝙩𝙤, 𝙤 𝙨𝙞𝙖 𝙞𝙢𝙥𝙤𝙨𝙩𝙤 𝙤 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙚𝙣𝙜𝙖 𝙙𝙖𝙡𝙡’𝙞𝙣𝙩𝙚𝙧𝙣𝙤. 𝙇𝙚 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙚 𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙝𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙤𝙧𝙢𝙖𝙞 𝙖𝙘𝙦𝙪𝙞𝙨𝙞𝙩𝙤 𝙪𝙣𝙖 𝙘𝙖𝙧𝙖𝙩𝙩𝙚𝙧𝙞𝙨𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙗𝙚𝙣 𝙙𝙞𝙨𝙩𝙞𝙣𝙩𝙖: 𝙛𝙖𝙘𝙘𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙫𝙤𝙜𝙡𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚́ 𝙡𝙤 𝙫𝙤𝙜𝙡𝙞𝙖𝙢𝙤! 𝘾𝙤𝙢𝙚 𝙪𝙣 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙤 𝙞𝙣 𝙪𝙣 𝙥𝙖𝙧𝙘𝙤 𝙜𝙞𝙤𝙘𝙝𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙞 𝙙𝙞𝙫𝙚𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙣𝙤𝙣 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚́ 𝙜𝙡𝙞 𝙫𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙛𝙖𝙧𝙚