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Arturo Reghini

autore ☉ 4 min di lettura ✓ verificata il 2026-05-18

Arturo Reghini (1878–1946)

Il fratello pitagorico italiano

Fratello Apprendista, se c’è un nome italiano del Novecento che devi conoscere come fratello — e che meriti di portare con te per anni — è quello di Arturo Reghini. Te lo presento qui in forma essenziale.

Chi era

Arturo Reghini nasce a Firenze nel novembre 1878, da famiglia borghese fiorentina di tradizione massonica (il padre era massone). A soli 16 anni — nel 1894 — è iniziato giovanissimo nella Loggia Lucifero di Firenze, rito Memphis-Misraïm (un rito egizio antico). Tre vie si aprirono per la sua vita: la matematica, la massoneria, l’esoterismo pitagorico. Le porterà avanti tutte e tre per i successivi cinquant’anni.

Studi di matematica all’Università di Pisa e Scuola Normale Superiore (1898–1902), sotto Ulisse Dini. Si laurea in matematica. Diviene insegnante di matematica nelle scuole superiori — Roma, Genova, Firenze.

In parallelo: una vita iniziatica intensa. Nel 1900 conosce Amedeo Rocco Armentano, il pitagorico calabrese che diventerà il suo maestro spirituale per tutta la vita. Nel 1908 rifondano insieme la Schola Italica — piccola fraternità pitagorica che si presenta come continuazione moderna della Scuola di Pitagora di Crotone (VI sec. a.C.). Nel 1921 entra nella massoneria di Piazza del Gesù (Serenissima Gran Loggia d’Italia). Nel 1923 lui e Armentano riattivano in Italia il Rito Filosofico Italiano (RFI) — rito massonico ad alti gradi di matrice italiana, distinto dal Rito Scozzese. Reghini ne diviene Gran Hierofante, posizione che terrà per tutta la vita.

Negli anni 1924–1929 fonda e dirige due riviste italiane di esoterismo serio: Atanòr (1924) e Ignis (1925). Sono i fogli su cui costruisce il vocabolario dell’esoterismo italiano novecentesco.

Nel 1927–1929 partecipa con Julius Evola al Gruppo di Ur — la rivista esoterica più importante del Novecento italiano. Ma nel 1929 rompe drammaticamente con Evola — controversia che culminerà in una querela giudiziaria nel 1932. Da quel momento Reghini si ritira progressivamente dalla scena pubblica.

Muore a Budrio (Bologna) il 30 luglio 1946, in povertà materiale.

Le tre cose che ti porti via

Prima: il numero come archetipo. Per Reghini i numeri non sono quantità astratte — sono forme cosmiche viventi. Il tre (la Trinità), il sette (i pianeti, i giorni), il dieci (la Tetraktys pitagorica). Quando in Loggia incontri i numeri sacri, non sono decorazione: sono strumenti operativi. Reghini ce lo insegna con la precisione di chi è anche matematico professionista.

Seconda: la pratica della parola. Reghini insegna che le parole sacre della Massoneria — le parole di passo dei tre gradi — non sono segreti convenzionali (come “una password”). Sono vibrazioni fonetiche che, pronunciate correttamente (con intonazione, respirazione, intenzione), producono effetti reali sulla coscienza. Il suo testo più sintetico su questo è Le parole sacre e di passo dei primi tre gradi e il massimo mistero massonico (1922, pubblicato sotto pseudonimo Pietro Negri).

Terza: la specificità italiana. Reghini sostiene — contro la moda francese-tradizionalista di Guénon — che l’Italia ha una propria via alla Tradizione, che passa per Pitagora (che operò in Magna Grecia, IV sec. a.C.) e per la prisca theologia italica di matrice etrusco-pelasgica. Non inferiore alla via guénoniana, ma parallela e autonoma. Per il fratello italiano del XXI secolo, questa rivendicazione è importante: ci ricorda che siamo eredi di una Tradizione di casa, non solo lettori passivi di Maestri francesi o inglesi.

Per cominciare a leggerlo

In italiano (tutto Reghini è in italiano — era italiano e scriveva in italiano):

  • I Numeri Sacri nella tradizione pitagorica massonica, Edizioni Mediterranee, Roma 2002 (più ristampe). Il suo libro più centrale. Quaranta capitoli brevi, ognuno su un numero. Leggi un capitolo a settimana per quaranta settimane.
  • Considerazioni sul Rituale dell’Apprendista Libero Muratore, Edizioni Atanòr / Tilopa, Roma 2007 (postumo). Direttamente sul tuo grado. È il testo dove Reghini parla al fratello Apprendista — leggilo.
  • Cagliostro nei documenti inediti del Santo Uffizio, Edizioni Atanòr, Roma 1972 (più ristampe). Studio storico-iniziatico sulla figura italiana settecentesca di Cagliostro.

Una nota di cautela

Reghini fu nel suo tempo un uomo fra le tensioni del Novecento italiano. Aveva firmato nel 1925 il Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile — atto che pesa biograficamente, anche se in seguito Reghini si distanziò dal regime (per la firma dei Patti Lateranensi 1929 e la subordinazione della Chiesa). Da fratello contemporaneo è bene leggerlo senza idolatria: la sua opera iniziatica resta preziosa; la sua biografia politica del 1925 è ricordata onestamente.


Per andare oltre

  • Versione Compagno → Compagno/Arturo Reghini (quando passi al secondo grado: la biografia in dettaglio, la rottura con Evola, l’eredità italiana, la Schola Italica)
  • Versione Maestro → Maestro/Arturo Reghini (per la cronologia completa con correzioni filologiche, il Gruppo di Ur 1927-29 e il processo 1932, la storiografia accademica Sestito-Consolato-Giudice)

Vedi anche, nel tuo grado

  • Apprendista/Cabala e Numerologia — il numero sacro semitico, parallelo
  • Apprendista/Ermetismo — la corrente
  • Julius Evola — il collaboratore poi avversario
  • Apprendista/Simbologia Massonica — il quadro

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