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Giordano Bruno
Giordano Bruno (1548–1600)
Il martire italiano della libertà di pensiero
Fratello Apprendista, ti presento un nome che ti farà vibrare il sangue italiano: Giordano Bruno, il monaco napoletano arso vivo a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600. Non fu massone — la Massoneria moderna è nata nel 1717, 117 anni dopo di lui — ma è uno dei padri spirituali della libertà di pensiero che la Massoneria difende. La sua statua, in Campo de’ Fiori, è dal 1889 simbolo del libero pensiero italiano.
Chi era
Filippo Bruno nasce a Nola (Regno di Napoli) nel gennaio o febbraio 1548, figlio di un soldato di mestiere. A 17 anni entra nell’Ordine Domenicano al convento di San Domenico Maggiore a Napoli (1565), prendendo il nome di Giordano in onore di Giovanni di Giordano, suo padrino nell’ordine. Studia teologia, è ordinato sacerdote nel 1572. Mostra precocemente una mente enciclopedica e una memoria prodigiosa — diventerà celebre in tutta Europa per la sua arte della memoria.
Negli anni 1570 inizia a deviare dall’ortodossia tomistica: legge Erasmo, Lutero, Calvino (libri proibiti); discute la Trinità (sospetto di arianesimo); rifiuta il culto delle immagini. Nel 1576 è accusato formalmente di eresia: fugge dal convento di Roma, abbandona l’abito domenicano e inizia una vita errante che lo porta a Genova, Torino, Venezia, Padova, Bergamo, Lione, Tolosa, Parigi, Londra, Oxford, Wittenberg, Praga, Helmstedt, Francoforte. Insegna mnemotecnica e filosofia presso corti reali, università, ambasciate.
A Londra (1583–1585), alla corte di Elisabetta I e dell’ambasciatore francese Mauvissière, scrive le sue 6 opere italiane principali: La Cena de le Ceneri, De la Causa, Principio et Uno, De l’Infinito Universo e Mondi, Spaccio de la Bestia Trionfante, Cabala del Cavallo Pegaseo, De gli Eroici Furori (1584–1585).
Nel 1591 ritorna fatalmente in Italia: invitato a Venezia da Giovanni Mocenigo, patrizio veneziano che lo voleva apprendista nella mnemotecnica. Quando rifiuta di rivelargli segreti pratici della magia, Mocenigo lo denuncia all’Inquisizione veneziana (23 maggio 1592). Bruno è arrestato e nel 1593 estradato a Roma, dove subisce un processo lunghissimo (1593–1600).
Esecuzione: il 17 febbraio 1600 Bruno viene condotto a Campo de’ Fiori (Roma), legato a un palo, e arso vivo. Le sue ultime parole alla sentenza, secondo il testimone Caspar Schoppe: «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» — “Forse tremate di più nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nel riceverla.”
Le tre cose che ti porti via
Prima: l’universo infinito e i mondi innumerevoli. Bruno è il primo pensatore della tradizione occidentale a sostenere — pubblicamente, sistematicamente — che l’universo è infinito e contiene innumerevoli mondi abitati, simili al nostro. Le stelle sono altri soli; attorno a loro orbitano altri pianeti; su altri pianeti vivono altri esseri. Posizione che la Chiesa cattolica considerava blasfema (il sole come centro era già problematico con Copernico — la moltiplicazione dei mondi era apocalittica). Per il fratello Apprendista del XXI secolo: questa è la cosmologia scientifica oggi banale. Ma è banale grazie a Bruno e a chi è morto per essa.
Seconda: il divino è immanente nella natura. Bruno sviluppa una metafisica pantheista (anche se lui usa termini più sottili) — l’idea che Dio non è separato dalla natura, ma è Anima Mundi (anima del mondo) che pervade ogni cosa: «Dio è in tutte le cose come la possibilità è dove avviene la realtà». Posizione che richiama Spinoza (che leggerà Bruno un secolo dopo) e che oggi chiamiamo panenteismo o spiritualità immanente. Per il fratello massone: la Loggia non è “luogo sacro” contro il mondo profano — è il luogo dove si riconosce che il sacro è anche nel mondo profano. La Geometria del Tempio è Geometria del cosmo.
Terza: la libertà di pensare come valore supremo. Bruno avrebbe potuto salvarsi la vita: durante il processo gli fu offerto il pentimento (abiura formale, ritiro delle posizioni eretiche, anni di prigione, poi rilascio). Rifiutò. Mantenne le sue posizioni fino alla pira. Per il fratello che entra in Loggia: il libero pensiero — la libertà di esaminare ogni dogma, di non accettare nessuna verità per autorità, di seguire la ragione e la coscienza ovunque conducano — è valore fondamentale della Massoneria. Bruno ne è il martire archetipico nella nostra tradizione italiana. La statua di Ettore Ferrari in Campo de’ Fiori (1889), per cui la Massoneria italiana si batté contro l’opposizione vaticana, è il monumento al pensiero libero.
Per cominciare
Per il fratello Apprendista, due porte d’ingresso in italiano:
- Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Bari 1969 (orig. inglese 1964). Il classico — controverso ma rivoluzionario. Yates ha mostrato che Bruno non era “scienziato moderno ante litteram” ma ermetista, mago, sognatore di una riforma religiosa ermetica del cristianesimo. Lettura essenziale.
- Michele Ciliberto, Giordano Bruno, Laterza, Bari 1990 (ed. ampliata 2005). La biografia intellettuale moderna di riferimento. Più sobria di Yates ma altrettanto rigorosa.
Per assaggiare Bruno direttamente (è autore difficile ma luminoso): - De la Causa, Principio et Uno, edizione critica con introduzione di Giovanni Aquilecchia, Mondadori (Meridiani), Milano 2000. La sua summa metafisica.
Una cautela
Tre cose il fratello Apprendista deve sapere:
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Bruno non era uno scienziato moderno. L’iconografia ottocentesca (statua di Campo de’ Fiori 1889) lo ha rappresentato come martire della scienza contro l’oscurantismo religioso. Frances Yates (1964) ha demolito questa lettura: Bruno era mago ermetico, cercava una riforma religiosa (non scientifica) basata sull’ermetismo egizio. La sua cosmologia infinita non viene da osservazione astronomica ma da speculazione metafisica. Per il fratello: rispetta Bruno per quello che fu — un mago-filosofo — non per quello che il XIX secolo ha voluto fare di lui.
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Il De Magia e le opere magiche (composte negli ultimi anni, manoscritte fino al 1891) lo mostrano praticante di magia cerimoniale, non solo speculatore. Bruno non era — come è stato presentato nell’Ottocento positivista — solo “pensatore razionale”. Era anche questo, ma all’interno di un quadro magico-ermetico che lo rende affascinante per l’esoterismo e meno per la storiografia laica.
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L’abiura ipotetica. Negli ultimi anni del processo (1599-1600) Bruno quasi abiurò: scrisse documenti di parziale ritrattazione, di pentimento condizionato. Ma quando la formula finale richiese il completo ripudio delle sue tesi, rifiutò. La sua morte non fu da fanatico — fu da uomo che dopo sette anni di prigione e tortura mantenne la propria integrità intellettuale. Conosci la complessità della vicenda.
Per andare oltre
- Versione Compagno → Compagno/Giordano Bruno (quando passi al secondo grado: la biografia in dettaglio Nola 1548 – Roma 1600, le 6 opere italiane di Londra 1584-85, l’arte della memoria e le ruote di Bruno, il rapporto con Copernico e Cusano, le 8 accuse del processo, l’eredità nel libero pensiero italiano)
- Versione Maestro → Maestro/Giordano Bruno (per la filologia bruniana completa: edizioni Aquilecchia/Tirinnanzi, il Sommario del processo Mercati 1942, l’interpretazione Yates-Ricci-Ciliberto-Ordine, la bibliografia accademica internazionale)
Vedi anche, nel tuo grado
- Apprendista/Ermetismo — la corrente in cui Bruno si situa
- Marsilio Ficino — il padre dell’ermetismo rinascimentale (Bruno ne è erede critico)
- Apprendista/Corpus Hermeticum — il testo che Bruno legge come fondante
- Cornelio Agrippa — il predecessore tedesco di magia ermetica
- Apprendista/Tradizione Primordiale Guénon — il “tradizionalismo” che Bruno non è