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MacGregor Mathers

autore ☉ 18 min di lettura ✓ verificata il 2026-07-18

MacGregor Mathers

Samuel Liddell MacGregor Mathers (Hackney, Londra, 8 gennaio 1854 – Parigi, novembre 1918) è stato un occultista, traduttore e cerimoniere britannico, ricordato soprattutto come uno dei tre fondatori dell’Hermetic Order of the Golden Dawn (1888) e come principale architetto del suo sistema rituale. La sua opera di traduzione e rielaborazione dei grandi testi magico-cabalistici della tradizione occidentale — dalla Cabala lurianica ai grimori salomonici — costituisce uno degli snodi decisivi del cosiddetto occult revival tardo-vittoriano, ponte fra l’erudizione esoterica del Rinascimento e la magia cerimoniale del Novecento.

Figura contraddittoria — dotto e visionario, autoritario e squattrinato, capace di ricostruire con rigore filologico interi apparati rituali e insieme di alimentare miti genealogici sulla propria persona — Mathers incarna la tensione, tipica dell’esoterismo moderno, fra la ricerca documentaria e la costruzione di una legittimità immaginaria. La sua eredità agisce ancora oggi, per via diretta o polemica, in tutta la Magia Cerimoniale di lingua inglese, e continua a interrogare chiunque studi il confine, sempre mobile, fra tradizione ricevuta e tradizione inventata.


Biografia

Samuel Liddell Mathers nacque a Hackney, allora sobborgo orientale di Londra, l‘8 gennaio 1854. Il padre, William M. Mathers, era un impiegato commerciale e morì quando Samuel era ancora ragazzo; egli visse a lungo con la madre vedova, di cognome Collins, stabilendosi con lei a Bournemouth fino alla morte di lei nel 1885. La scomparsa della madre lo lasciò in condizioni economiche precarie, che lo accompagnarono per tutta la vita: la povertà, mai del tutto superata, fu una costante che ne condizionò scelte, spostamenti e rapporti personali.

Sin da giovane Mathers coltivò una duplice passione: da un lato per la simbologia celtica e per una presunta ascendenza aristocratica scozzese, dall’altro per gli studi esoterici, linguistici e militari. Alla prima riconduceva il prefisso «MacGregor» che aggiunse al proprio nome: secondo la testimonianza della moglie, egli si riteneva discendente di un Ian MacGregor di Glenstrae, giacobita emigrato in Francia dopo la rivolta del 1745 e insignito — così voleva la leggenda familiare — del titolo di Comte de Glenstrae da Luigi XV. Mathers arrivò a firmarsi con questo titolo comitale, in un gesto che i biografi leggono come tipico intreccio, in lui costante, di erudizione autentica e mitopoiesi personale. Va detto con onestà: la genealogia MacGregor-Glenstrae non è documentabile e appartiene alla sfera del leggendario, non a quella dell’attestato.

Nel 1890 Mathers sposò Mina Bergson (che egli ribattezzò «Moina»), pittrice di talento e sorella minore del filosofo Henri Bergson. Moina divenne la sua collaboratrice rituale e artistica: disegnò arredi, diagrammi e simboli per l’Ordine e fungì da veggente e sacerdotessa nelle cerimonie. Nel 1892 la coppia si trasferì a Parigi, dove Mathers proseguì i propri lavori magici animando il tempio Ahathoor e coltivando l’ambizione di guidare a distanza l’intero Ordine londinese. Gli anni parigini furono segnati dalle ristrettezze economiche, da un crescente isolamento e dai conflitti interni che avrebbero condotto alla frattura del 1900.

Gli anni parigini approfondirono i tratti già evidenti del suo carattere: l’orgoglio dottrinale, la teatralità del gesto rituale, l’inclinazione a interpretare ogni dissenso come una sfida all’autorità dei Capi Segreti da cui diceva di dipendere. Testimoni concordi ne descrivono l’aspetto marziale e insieme fantasioso — l’abito da montanaro scozzese, la sciabola, le maniere da gentiluomo decaduto — accanto a una reale erudizione e a una notevole tenuta di studio. La povertà lo costrinse a una vita appartata: viveva del sostegno intermittente di alcuni membri facoltosi dell’Ordine, in particolare della mecenate Annie Horniman, la cui successiva rottura con lui aggravò le difficoltà economiche della coppia. In questo isolamento maturarono sia le opere più ambiziose sia le decisioni che avrebbero incrinato la sua leadership.

Mathers morì a Parigi nel novembre 1918, durante la pandemia di «influenza spagnola» — le fonti oscillano fra il 5 e il 20 del mese. Il certificato di morte, andato perduto, non riportava una causa precisa; per anni il luogo di sepoltura rimase ignoto, circostanza che alimentò la voce, cara a certi ambienti, secondo cui egli non sarebbe morto ma avrebbe conseguito una qualche forma di immortalità. La tomba è stata in seguito individuata a Parigi, riconducendo la vicenda dalla leggenda alla storia. Dopo la sua scomparsa fu la vedova Moina a raccogliere e custodire la linea magica, guidando per anni la corrente Alpha et Omega e vigilando sull’immagine postuma del marito.


Formazione

La formazione di Mathers fu essenzialmente autodidatta, ma sorretta da una capacità di lavoro e da un talento linguistico non comuni. Frequentatore assiduo della sala di lettura del British Museum, vi trascorse anni a trascrivere, collazionare e tradurre manoscritti magici latini, ebraici e francesi. Conosceva il latino, il francese e possedeva competenze di ebraico sufficienti a misurarsi con i testi cabalistici: fu proprio questa combinazione di lingue e di ostinazione a renderlo il grande «traduttore» della sua generazione occultista.

Due canali istituzionali orientarono la sua maturazione. Il primo fu la Massoneria: Mathers venne iniziato il 4 ottobre 1877 ed elevato al grado di Maestro il 30 gennaio 1878, poco dopo il ventiquattresimo compleanno. Il secondo, decisivo, fu la Societas Rosicruciana in Anglia (SRIA), società di studi rosacrociani riservata ai Liberi Muratori, in cui Mathers entrò e strinse i rapporti che ne avrebbero segnato la vita: quello con William Wynn Westcott, medico legale e cabalista, quello con William Robert Woodman, e il contatto con l’eredità erudita di Kenneth Mackenzie, autore di una celebre Royal Masonic Cyclopaedia. In seno alla SRIA Mathers respirò l’idea di un rosacrocianesimo massonico colto, fatto di gradi, di simboli cabalistici e di riferimenti alla tradizione ermetica.

A questo doppio radicamento — muratorio e rosacrociano — si aggiunse una vasta curiosità enciclopedica. Mathers si interessò di tattica militare e di scherma, di lingue celtiche, di egittologia da museo, di simbolismo astrologico e geomantico: interessi disparati che egli tentò costantemente di ricondurre a unità entro la cornice di una philosophia perennis esoterica. Questa aspirazione sintetica — far convergere tradizioni eterogenee in un unico sistema di corrispondenze — è la cifra della sua opera e ne spiega tanto la potenza costruttiva quanto la disinvoltura con cui talora forzava le fonti per farle collimare. La sua non fu erudizione da accademia, ma erudizione operativa: leggeva i testi per farne rituali.

Il primo frutto pubblico di questa formazione fu la traduzione della Kabbalah Denudata di Christian Knorr von Rosenroth, apparsa nel 1887 come The Kabbalah Unveiled: un’opera che rese accessibili in inglese le porzioni cabalistiche più teoriche — l’Idra Rabba, l’Idra Zuta, il Siphra di-Tzeniutha — e che collocò Mathers al centro della rinascita esoterica londinese. Nella sua lettura della Kabbalah Mathers dipendeva dalla mediazione latina di Knorr e da una cornice cristiano-esoterica: uno studioso moderno come Gershom Scholem avrebbe poi mostrato quanto quella tradizione fosse filtrata e in parte deformata rispetto alle fonti ebraiche originarie. La stessa distanza separa l’uso magico dell’Albero della Vita praticato nella Golden Dawn dalla cabala estatica e contemplativa di un Abraham Abulafia o dalla teosofia lurianica di Safed. Resta però il fatto che, per un’intera generazione di lingua inglese, l’Albero della Vita sefirotico passò anzitutto attraverso le pagine di Mathers.


Tappe dottrinali

La parabola dottrinale di Mathers si può scandire in alcuni momenti nodali.

1887 — La Cabala svelata. Con The Kabbalah Unveiled Mathers fornisce alla cultura esoterica anglofona un accesso diretto al vocabolario sefirotico e ai concetti della Cabala lurianica mediati da Knorr von Rosenroth. È l’atto che stabilisce la sua autorità di traduttore e cabalista. La voce dedicata a quest’opera nel nucleo è Mathers S.L. MacGregor - La Kabbalah Svelata.

1888 — La fondazione della Golden Dawn. Insieme a Westcott e Woodman, Mathers fonda l’Hermetic Order of the Golden Dawn. La legittimazione dell’Ordine poggia sui cosiddetti Cipher Manuscripts, un fascicolo di fogli cifrati contenenti gli schemi di cinque rituali di grado, e su una presunta corrispondenza con un’adepta tedesca, Fräulein Anna Sprengel, che avrebbe concesso l’autorizzazione a fondare un tempio inglese. Il compito di Mathers fu «tradurre» quegli scheletri rituali in liturgie compiute: nasce così l’ossatura cerimoniale dell’Ordine.

1888-1896 — L’elaborazione del sistema. Mathers costruisce l’apparato dottrinale del Secondo Ordine (la Rosae Rubeae et Aureae Crucis), integrando Cabala, astrologia, tarocchi, magia enochiana derivata da John Dee, geomanzia e alchimia in un edificio simbolico coerente, imperniato sull’Albero della Vita e sulla corrispondenza fra i gradi iniziatici e le sefiroth. È in questa fase che redige documenti fondamentali dell’insegnamento interno, poi confluiti nelle raccolte novecentesche.

1892 — Il trasferimento a Parigi e i Capi Segreti. Spostatosi in Francia, Mathers rivendica un contatto diretto con i Secret Chiefs, entità sovrumane da cui deriverebbe l’autorità suprema dell’Ordine. La rivendicazione, indimostrabile per definizione, diviene lo strumento e insieme il punto debole del suo potere: su di essa si giocherà lo scontro finale.

1900 — La crisi e la frattura. Il rifiuto dei membri londinesi di riconoscere l’autorità assoluta di Mathers, aggravato dalla vicenda Aleister Crowley e dalla denuncia pubblica sull’origine dei documenti Sprengel, spezza l’Ordine. Il punto di rottura fu innescato da una lettera con cui Mathers, nel tentativo di piegare la sezione londinese, mise in dubbio l’autenticità stessa della corrispondenza Sprengel su cui l’Ordine si fondava, accusando implicitamente Westcott di averla fabbricata: un’ammissione che, rivelata, minava alle radici la legittimità dell’intera struttura. Al culmine della crisi Mathers inviò a Londra il giovane Crowley perché prendesse possesso, in suo nome, dei locali del Secondo Ordine al numero 36 di Blythe Road; i membri londinesi cambiarono le serrature e chiamarono la polizia, in quello che le cronache occultistiche ricordano come l’«incidente di Blythe Road». Mathers viene di fatto estromesso e fonda, dagli anni successivi, una propria obbedienza, l’Alpha et Omega, che ne prolungò la linea magica fino alla morte.

1901 — Lo scandalo Horos. La già logora immagine dell’Ordine subì un ulteriore colpo quando una coppia di avventurieri, Theo e Laura Horos, che avevano circuito Mathers a Parigi sottraendogli documenti rituali, furono processati a Londra per gravi reati: durante il dibattimento vennero letti in aula ampi stralci dei rituali della Golden Dawn, esposti così al pubblico ludibrio della stampa. L’episodio, indipendente dalla volontà di Mathers ma resogli possibile dalla propria imprudenza, segnò simbolicamente la fine dell’unità dell’Ordine e accelerò la sua frammentazione in gruppi rivali.


Opere

L’opera di Mathers è essenzialmente opera di traduzione, curatela ed elaborazione rituale: pochi scritti pienamente originali, ma un lavoro di mediazione che rese disponibili testi altrimenti confinati nei manoscritti. Le sue traduzioni principali sono ancora ristampate e usate. Va sottolineato che, in un’epoca in cui i grandi testi della Magia Cerimoniale e della Cabala cristiana giacevano dispersi in biblioteche e collezioni private, l’accesso pratico a quella tradizione passava quasi obbligatoriamente per le edizioni di Mathers: fu lui a fissare, per il lettore anglofono, quali fossero i «classici» operativi del genere e in quale forma leggerli. Questa funzione di canone — decidere, di fatto, che cosa la tradizione magica occidentale contenesse — è forse il suo lascito più duraturo, al di là del valore filologico, oggi superato, delle singole traduzioni.

  • The Kabbalah Unveiled (1887). Traduzione inglese, dalla versione latina di Knorr von Rosenroth, delle sezioni cabalistiche della Kabbalah Denudata. Introdusse il pubblico anglofono alla dottrina sefirotica e alle idre zoharitiche. Nel vault: Mathers S.L. MacGregor - La Kabbalah Svelata.

  • The Key of Solomon the King (Clavicula Salomonis, 1889). Edizione e traduzione, condotta su manoscritti del British Museum, del più celebre grimorio salomonico, dedicato alla preparazione degli strumenti, ai pentacoli planetari e alle operazioni cerimoniali. Nel vault: Mathers Samuel - La Grande Chiave di Salomone. Sul retroterra di questa tradizione si veda Magia Cerimoniale.

  • The Book of the Sacred Magic of Abramelin the Mage (1900). Traduzione, da un manoscritto francese conservato alla Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi, del sistema attribuito ad Abramelin: un percorso di sei mesi di purificazione volto alla «conoscenza e conversazione del Sacro Angelo Custode» e al successivo dominio degli spiriti. È l’opera che eserciterà la più profonda influenza su Aleister Crowley e sulla magia novecentesca. Nel vault: Il Libro della Magia Sacra di Abramelin.

  • The Tarot (1888). Breve trattato sui tarocchi e sulle loro corrispondenze cabalistiche, primo abbozzo di quel sistema di attribuzioni fra arcani, lettere ebraiche e sentieri dell’Albero della Vita che sarà poi sviluppato in ambito Golden Dawn e ripreso da Aleister Crowley - Il Libro di Thoth.

  • The Grimoire of Armadel (traduzione, pubblicata postuma). Ulteriore prova del suo lavoro sui testi magici tardo-rinascimentali.

  • The Grimoire of Armadel (traduzione, pubblicata postuma). Ulteriore prova del suo lavoro sui testi magici tardo-rinascimentali, in linea con il filone dei grimori planetari e angelici cui appartengono la Clavicula Salomonis e la magia di John Dee.

Accanto alle traduzioni, Mathers è autore materiale di gran parte dei rituali e dei documenti interni della Golden Dawn — dai rituali dei gradi elementali al rituale dell’Adeptus Minor con l’apertura della «Volta di Christian Rosenkreutz» —, testi rimasti manoscritti in vita e resi pubblici solo dopo la sua morte, in particolare per opera di Israel Regardie nella grande raccolta Israel Regardie - The Golden Dawn. In questi documenti Mathers codificò l’architettura simbolica dell’Ordine: la scala dei gradi calcata sui dieci numeri dell’Albero della Vita, le corrispondenze fra sefiroth, pianeti, colori e tarocchi, i rituali dei quattro elementi e il complesso sistema delle «tavole enochiane» ereditato da John Dee ed Edward Kelley. È qui, più che nelle traduzioni a stampa, che si misura la sua originalità di compositore rituale: la capacità di trasformare materiali eterogenei in una liturgia funzionante, scenograficamente efficace e psicologicamente potente.

La ricostruzione filologica e critica dell’Abramelin offre un buon esempio del suo metodo, delle sue virtù di divulgatore e insieme dei suoi limiti di filologo: Mathers lavorò su un solo manoscritto francese dell’Arsenal, incompleto e già a sua volta traduzione di un originale probabilmente tedesco; edizioni successive, condotte su testimoni più antichi, hanno mostrato lacune e fraintendimenti nella sua versione, senza però intaccarne l’immensa fortuna pratica. Il sistema dell’Abramelin, con la sua meta della «conoscenza e conversazione del Sacro Angelo Custode», sarebbe divenuto per Aleister Crowley il modello stesso dell’opera magica, prova ulteriore di come le scelte editoriali di Mathers abbiano orientato, nel bene e nel male, un secolo di magia occidentale.


Eredità

L’eredità di Mathers si misura anzitutto sul terreno che egli stesso privilegiò: la messa a disposizione di un corpus magico operativo. Attraverso le sue traduzioni e i suoi rituali, la Magia Cerimoniale occidentale acquisì per la prima volta un sistema organico, insegnabile e graduato, in cui Cabala, astrologia, tarocchi e magia enochiana si integravano su un unico schema simbolico. Ogni corrente successiva della magia di lingua inglese — quella thelemica, quella wiccan nella sua componente cerimoniale, quella dei molti ordini «neo-Golden Dawn» — dipende, direttamente o polemicamente, da questa impalcatura.

Il canale più potente di trasmissione fu paradossalmente postumo. Quando Israel Regardie, negli anni Trenta e Quaranta, pubblicò l’insieme dei rituali e degli insegnamenti dell’Ordine — un gesto giudicato da molti adepti un tradimento del segreto — rese accessibile a chiunque il lavoro di Mathers. La monumentale raccolta Israel Regardie - The Golden Dawn è, in larghissima parte, il Mathers rituale reso libro. Da lì il sistema si diffuse in tutto il mondo anglosassone e oltre.

Sul versante conflittuale, la figura di Mathers è inseparabile da quella di Aleister Crowley, che egli iniziò e promosse rapidamente entro i gradi della Golden Dawn, salvo poi rompere con lui in modo clamoroso. Quando la sezione londinese rifiutò di riconoscere l’avanzamento di Crowley al Secondo Ordine, Mathers ne fece la propria pedina nello scontro con Londra, con esiti disastrosi per entrambi. Lo scontro fra i due — culminato, secondo la leggenda occultistica, in una «battaglia magica» a distanza, fatta di evocazioni ostili e di contrattacchi, che Crowley avrebbe poi trasfigurato nei propri scritti — segnò durevolmente l’immaginario esoterico del Novecento. Crowley riconobbe sempre a Mathers un debito tecnico enorme, pur denunciandone l’autoritarismo e ridicolizzandone la parabola finale; molte delle attribuzioni cabalistiche del suo Aleister Crowley - Il Libro di Thoth e dei suoi 777 derivano, per ammissione dello stesso Crowley, dal materiale Golden Dawn di matrice matheriana. In questo rapporto di filiazione e di rottura si consuma uno dei nodi genetici della magia moderna: il maestro traduttore e il discepolo profeta, l’ordine ottocentesco e la sua eresia thelemica.

Dalla frammentazione dell’Ordine dopo il 1900 discese una vera e propria costellazione di obbedienze — la Stella Matutina di Robert Felkin, l’Alpha et Omega dello stesso Mathers, e più tardi i molti gruppi «neo-Golden Dawn» sorti nel corso del Novecento in Europa e in America. Tutti, per quanto in polemica reciproca, dipendono dal materiale rituale codificato da Mathers: è attraverso queste ramificazioni, più che attraverso una linea unica, che il suo sistema è giunto fino a noi. Anche correnti apparentemente lontane — dalla magia enochiana contemporanea agli sviluppi cerimoniali della moderna stregoneria — hanno attinto, direttamente o per il tramite di Israel Regardie, al lessico simbolico da lui fissato.

Va infine ricordato il ruolo che l’ambiente da lui animato ebbe per figure della cultura, prima fra tutte il poeta W. B. Yeats, membro dell’Ordine, e per un gruppo notevole di donne — la moglie Moina, Annie Horniman, Florence Farr, Maud Gonne — la cui vicenda è stata ricostruita dalla storiografia recente. In questo senso l’eredità di Mathers eccede l’occultismo e tocca la storia culturale del tardo vittorianesimo, come mostra la collocazione della Golden Dawn entro il più vasto fenomeno dell’enchantment moderno.

La storiografia novecentesca ha oscillato, nel giudicarlo, fra la demistificazione e la rivalutazione. Gli studi documentari di Ellic Howe e di R. A. Gilbert, fondati sugli archivi dell’Ordine, hanno smontato con rigore l’apparato leggendario — la corrispondenza Sprengel, la genealogia rosacrociana, i Capi Segreti — restituendo un Mathers storicamente circoscritto e talora spregiudicato. La storia culturale più recente, da Alex Owen a Mary Greer, lo ha invece ricollocato nel suo tempo, mostrando come la Golden Dawn abbia offerto — soprattutto alle donne colte del tardo Ottocento — uno spazio inedito di autorità rituale e di ricerca interiore. Le due letture non si escludono: Mathers fu insieme il costruttore di un mito d’origine e l’organizzatore di un patrimonio simbolico autentico, e proprio in questa ambivalenza risiede la sua importanza per la storia dell’esoterismo occidentale.


Rilevanza massonica

La rilevanza massonica di Mathers non va cercata nella sua attività di loggia in senso stretto — di cui restano tracce essenziali — bensì nel modo in cui egli, insieme a Westcott e Woodman, trapiantò forme, gradi e simbolismi di matrice muratoria e rosacrociana in un ordine magico aperto anche alle donne. La Golden Dawn nacque infatti in un ambiente rigorosamente para-massonico: la Societas Rosicruciana in Anglia, cui i tre fondatori appartenevano, ammetteva soltanto Liberi Muratori di grado di Maestro. Le credenziali muratorie erano dunque la condizione stessa dell’autorità che permise di fondare l’Ordine: senza l’appartenenza alla SRIA — a sua volta riservata ai massoni — Westcott non avrebbe avuto lo statuto per «autorizzare» il nuovo tempio, e Mathers non avrebbe avuto la piattaforma erudita e simbolica da cui muovere. In questo senso la Golden Dawn è una gemmazione laterale del mondo massonico-rosacrociano inglese, che ne eredita la struttura in gradi, il linguaggio dei segni e delle parole di passo, l’architettura del tempio e l’idea stessa di un’iniziazione progressiva verso la Luce.

Al tempo stesso l’onestà storiografica impone di distinguere l’attestato dal leggendario, poiché proprio su questo crinale si gioca il rapporto fra Golden Dawn e Massoneria. È attestato che Mathers fu iniziato Massone nel 1877 e Maestro nel 1878, che aderì alla SRIA e che da quel retroterra derivò gran parte del materiale simbolico dell’Ordine. È invece leggendario, e con ogni probabilità artificioso, il fondamento con cui la Golden Dawn rivendicava una discendenza rosacrociana autentica: i Cipher Manuscripts e soprattutto la corrispondenza con la misteriosa Fräulein Anna Sprengel di un’ipotetica loggia continentale «Die Goldene Dämmerung». La storiografia critica — a partire dagli studi documentari di Ellic Howe e R. A. Gilbert — considera quelle lettere una costruzione a posteriori, verosimilmente opera dello stesso Westcott, destinata a fornire all’Ordine la legittimità di una filiazione che in realtà non possedeva. La Golden Dawn, in altre parole, prese dalla Massoneria e dal rosacrocianesimo la forma — reale, ereditata, riconoscibile — ma si diede una genealogia immaginaria. Riconoscere questa doppia natura è essenziale per una lettura non apologetica del ruolo di Mathers: egli fu un grande organizzatore di materiali tradizionali autentici e, insieme, l’artefice di un mito d’origine. La distinzione fra ciò che nella sua opera è tradizione documentabile e ciò che è invenzione legittimante resta il criterio con cui ogni loggia e ogni studioso dovrebbero accostarsi alla sua eredità.


Bibliografia

  • Howe, The Magicians of the Golden Dawn, Routledge & Kegan Paul, 1972.
  • Gilbert, The Golden Dawn: Twilight of the Magicians, Aquarian Press, 1983.
  • Gilbert, Revelations of the Golden Dawn, Foulsham, 1997.
  • Greer, Women of the Golden Dawn, Park Street Press, 1995.
  • Owen, The Place of Enchantment, University of Chicago Press, 2004.
  • Regardie, The Golden Dawn, Llewellyn, 1989.
  • Scholem, Le grandi correnti della mistica ebraica, Einaudi, 1993.
  • Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, 1969.

Hub

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  • I Quattro Elementi
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