Autore
Elémire Zolla
Elémire Zolla (1926–2002)
Nome completo: Venanzio Elémire Zolla Nascita: 9 luglio 1926, Torino Morte: 29 maggio 2002, Montepulciano (Siena) Ruolo: saggista, storico delle religioni, comparatista, studioso di misticismo e di esoterismo Scuola di pensiero: filosofia perenne, tradizionalismo italiano, ermeneutica del simbolo Ambito disciplinare: letteratura anglo-americana, mistica comparata, simbolismo, sincretismo religioso
Elémire Zolla è, con Julius Evola e nel solco tracciato dalla lettura di René Guénon, uno dei maggiori interpreti italiani della tradizione perenne. A differenza degli altri tradizionalisti, però, non costruì un sistema metafisico chiuso: fece della lettura attenta dei testi — sacri, poetici, mistici — una via di conoscenza, ponendo al centro della propria opera l’unità nascosta delle grandi tradizioni d’Oriente e d’Occidente.
Biografia
Venanzio Elémire Zolla nacque a Torino il 9 luglio 1926 da Venanzio, maestro d’arte nato a Colchester (Inghilterra) da padre lombardo e madre alsaziana, e dalla musicista britannica Blanche Smith. Il nome «Elémire» gli fu dato in omaggio allo scrittore francese Élémir Bourges. Cresciuto tra Inghilterra, Parigi e Italia in un ambiente cosmopolita, lesse giovanissimo — così ricorda la voce del Dizionario Biografico degli Italiani — la Storia d’Europa di Benedetto Croce, L’anima dell’uomo sotto il socialismo di Oscar Wilde e il Tao te ching, tre poli che già annunciano l’ampiezza dei suoi futuri interessi.
Dopo il Regio ginnasio Cesare Balbo si iscrisse a giurisprudenza, laureandosi in diritto commerciale nel 1953 dopo una lunga interruzione degli studi dovuta alla tubercolosi contratta nel 1948. Durante la malattia maturò la vocazione letteraria: il romanzo Minuetto all’inferno (Einaudi, collana «I Gettoni», 1956) uscì con il risvolto di Elio Vittorini e vinse il Premio Strega Opera prima (1957). Trasferitosi a Roma, sposò con rito civile nel 1958 la poetessa Maria Luisa Spaziani (matrimonio brevissimo); dal 1962 fu legato alla scrittrice Cristina Campo (Vittoria Guerrini) fino alla morte di lei nel 1977; dal 1970 si accompagnò alla studiosa di estetica Grazia Marchianò, con la quale si unì civilmente a Roma nel 1980 e che divenne poi curatrice e principale interprete della sua opera.
Sul piano accademico fu chiamato da Mario Praz all’Università di Roma, dove nel 1959 ottenne l’incarico di lingua e letteratura anglo-americana; insegnò poi a Catania (1967), a Genova (dal 1968) e infine, dal 1974, tornò alla Sapienza di Roma, dove promosse uno dei primi dottorati italiani in letterature comparate. Collaborò ininterrottamente al Corriere della Sera dal 1958 al 2000, talora sotto lo pseudonimo di Bernardo Trevisano (nome dell’alchimista quattrocentesco). Nel 1996 fu insignito del titolo di grande ufficiale al merito della Repubblica. Abbandonato l’insegnamento nel 1991, si ritirò con Grazia Marchianò a Montepulciano, in Val d’Orcia, dove morì il 29 maggio 2002. La casa toscana ospita oggi l’Associazione Internazionale di Ricerca Elémire Zolla (AIREZ) e il Fondo scritti Elémire Zolla.
Formazione
La formazione di Zolla fu tanto irregolare quanto profonda. Giurista di formazione universitaria, non fu mai un accademico ortodosso: la sua vera scuola fu la lettura poliglotta e la frequentazione di maestri e amici di prima grandezza. Nella redazione di Tempo presente, diretta da Nicola Chiaromonte, e nei salotti romani conobbe Elena Croce, Alberto Moravia, Elsa Morante, Giovanni Macchia e Mario Praz, di cui fu assistente. La sua anglistica lo portò a tradurre e curare Herman Melville (Clarel), Nathaniel Hawthorne, Emily Dickinson e a studiare il trascendentalismo americano (Emerson, Thoreau), primo nucleo del suo interesse per la sapienza «extrastorica».
Decisiva fu la scoperta della mistica come «sede segreta e autentica del pensiero tradizionale»: l’antologia I mistici dell’Occidente (1963), maturata anche nel dialogo con Cristina Campo, ricostruisce l’intera esperienza mistica occidentale dai misteri pagani ai Padri della Chiesa, dalla passione francescana a Juan de la Cruz e Jean-Pierre de Caussade. Negli anni Sessanta e Settanta l’orizzonte si allargò all’Oriente: attraverso l’Istituto ticinese di alti studi di Lugano (Fondazione Keimer), che diresse dal 1970 al 1973, strinse amicizia con orientalisti e islamologi di rango — Toshihiko Izutsu, Abraham Joshua Heschel, Seyyed Hossein Nasr, il musicologo Marius Schneider, Giorgio Diaz de Santillana — collocandosi nella grande corrente comparatista che, in Italia, aveva in Mircea Eliade e Henry Corbin i punti di riferimento. Viaggiò in India, Giappone, Iran, Israele, Birmania, Corea, Indonesia, Bali e Taiwan, verificando sul campo l’unità simbolica delle tradizioni.
Tappe dottrinali
Il pensiero di Zolla non procede per sistema ma per approfondimenti successivi di un’unica intuizione: dietro la molteplicità delle culture agisce una sapienza perenne, riconoscibile a chi sappia leggere in profondità.
1. La critica della civiltà di massa (anni Cinquanta). Con Eclissi dell’intellettuale (1959), Zolla muove dalla critica dell’industria culturale, in sintonia con la Scuola di Francoforte, denunciando la perdita di qualità e di sacralità nella civiltà tecnica. È la premessa «negativa» del suo tradizionalismo.
2. La mistica come pensiero tradizionale (anni Sessanta). Con I mistici dell’Occidente (1963) e Le potenze dell’anima (1968), la mistica diventa la chiave: non evasione sentimentale, ma conoscenza rigorosa dell’assoluto, apofasi, «teologia negativa». La grande letteratura — Dante, Melville, Dickinson — è letta come veicolo di sapienza iniziatica.
3. La tradizione contro l’Occidente moderno (1971). Che cos’è la tradizione (Bompiani, 1971) è il suo manifesto tradizionalista: rifiuto del modello culturale occidentale progressivo a favore della «metafisica» perenne, di cui l’Estremo Oriente conserva testimonianza viva. Qui il debito verso René Guénon e verso il concetto di Tradizione Primordiale è più esplicito.
4. Alchimia, archetipi e androgino (1975–1989). Le meraviglie della natura. Introduzione all’alchimia (1975) apre l’indagine sul simbolismo della trasmutazione; Archetypes e The Androgyne. Fusion of the Sexes (Londra 1981) — poi in italiano L’androgino. L’umana nostalgia dell’interezza (Red, 1989) — ne sono l’esito: l’androgino come coincidentia oppositorum, cifra universale dell’unione dei contrari.
5. Il sincretismo e la filosofia perenne (anni Ottanta–Novanta). Aure. I luoghi e i riti (1985), Verità segrete esposte in evidenza (1990), Uscite dal mondo (1992) e La filosofia perenne (1999) approfondiscono ciò che Zolla chiamò dimensione «sincretistica» del sacro: non confusione, ma convergenza delle tradizioni verso un unico centro, sperimentabile nella contemplazione e nella percezione affinata.
La lettura come pratica di conoscenza
Il tratto che distingue Zolla da ogni altro tradizionalista è il metodo. Là dove René Guénon costruisce un sistema metafisico integrale e deduttivo, e dove Julius Evola lo piega a una prospettiva militante, Zolla pratica una critica culturale discorsiva che ha nella lettura ravvicinata dei testi il proprio strumento. Anglista di mestiere, formatosi sul trascendentalismo americano e sulla grande narrativa (Melville, Hawthorne, Dickinson), egli trasferì il rigore filologico dell’accademia a un oggetto insolito: la sapienza «extrastorica» custodita, spesso a loro insaputa, dai poeti e dai mistici.
Per Zolla la grande letteratura non è pura invenzione soggettiva, ma un luogo dove la tradizione continua a parlare in forme trasfigurate: Dante, Melville, Rilke, Emily Dickinson diventano testimoni di realtà spirituali che l’opera trasmette in cifra simbolica. Leggere «con attenzione» — riconoscere i livelli nascosti del testo, la sua stratificazione simbolica — è così una forma di conoscenza affine all’ermeneutica del sacro. Questo metodo, esplicitato in opere come Le potenze dell’anima (1968) e nelle grandi antologie curate negli anni Sessanta, spiega perché Zolla si sia mosso con la stessa disinvoltura tra la mistica renana, il taoismo, l’alchimia e la poesia moderna: per lui erano dialetti diversi di un’unica lingua. Da qui anche il suo rifiuto sia del riduzionismo storicista, che spiega il sacro come mero prodotto sociale, sia dell’occultismo di consumo, che ne banalizza i simboli.
La mistica dell’Occidente e la teologia negativa
Uno dei cardini dell’opera zolliana è la mistica cristiana, intesa come «sede segreta e autentica del pensiero tradizionale» in Occidente. L’antologia I mistici dell’Occidente (1963, poi Adelphi 1997 in due volumi) ne è la mappa monumentale: dai misteri pagani ai Padri della Chiesa, dagli ordini monastici antichi alla passione francescana, fino a Juan de la Cruz e a Jean-Pierre de Caussade. Al centro di questa esperienza Zolla riconosce la teologia apofatica o negativa — la consapevolezza che l’assoluto trascende ogni concetto e che di Dio si può dire più propriamente ciò che non è che ciò che è.
L’apofasi non è nichilismo, bensì riconoscimento del limite della mente ordinaria di fronte al mistero: i mistici la esprimono nel paradosso del «Nulla» che è insieme «Tutto», dell’oscurità che è luce sovrabbondante. In questa lettura, la via mistica si articola secondo lo schema tradizionale delle tre vie — purgativa, illuminativa e unitiva — che Zolla non intende come progressione lineare ma come movimento a spirale, in cui l’anima ritorna di continuo ai gradini inferiori con consapevolezza sempre più profonda. Il tema dell’unione mistica come superamento della separazione tra l’anima e il divino è, non a caso, il ponte che collega la mistica dell’Occidente all’androginato e all’idea di conoscenza di sé come riconoscimento del proprio fondamento.
L’androginato come principio cosmico
L’opera più celebre di Zolla — L’androgino. L’umana nostalgia dell’interezza (edizione italiana Red, 1989; originale inglese The Androgyne. Fusion of the Sexes, Londra 1981) — raccoglie un’indagine comparativa che attraversa Taoismo, alchimia, cabala, sufismo, mitologia greca (Ermafrodito) e tradizioni sciamaniche per documentare l’universalità del simbolo dell’androgino. Non si tratta di una tesi sul genere in senso contemporaneo: l’androgino è la rappresentazione dell’unione dei contrari, il maschile e il femminile intesi come principi cosmici — attivo e ricettivo, forma e materia, trascendenza e immanenza — la cui riunione consapevole restaura l’interezza primordiale.
In questa prospettiva Adam Kadmon, l’Uomo celeste della cabala, è maschio e femmina in unità perfetta; nel Taoismo l’Uno precede e contiene Yin e Yang; nel sufismo la bellezza divina (jamal) è insieme maestà e dolcezza. La ricerca spirituale coincide con il restauro interiore dell’androginato perduto: tema che Zolla connette all’esperienza dei grandi mistici — neoplatonici, eckhartiani, sufi — nei quali l’integrazione dei contrari diventa via all’unione con l’assoluto.
Zolla insiste sul fatto che l’androgino non va confuso con l’ermafrodito biologico né con una qualunque rivendicazione moderna: è simbolo dell’interezza (da cui il sottotitolo, «l’umana nostalgia dell’interezza»), non figura anatomica. Nella lettura zolliana, il numero Zero — l’immanifesto anteriore a ogni distinzione — corrisponde all’androgino primordiale, radice di ogni ulteriore molteplicità; la caduta nel due, nella dualità sessuale e più in generale nella scissione degli opposti, è la condizione dell’esistenza manifesta, e la reintegrazione androginica è il ritorno all’unità. Da questa intuizione discende anche la sua rilettura delle nozze mistiche — il divino sposalizio di cui parlano le tradizioni contemplative — come esperienza in cui il soggetto diventa «sposa» dell’assoluto, superando la propria parzialità. È il punto in cui l’indagine di Zolla sull’alchimia (le nozze chimiche, la congiunzione del re e della regina) e sulla cabala converge con la sua ricerca sulla mistica.
L’aura e la percezione del sacro nei luoghi
In Aure. I luoghi e i riti (Marsilio, 1985) Zolla recupera il concetto di aura non nel senso pseudoscientifico corrente, ma come qualità spirituale specifica di un luogo. I «luoghi di potere» — cattedrali, santuari, templi — non sorgono a caso: le civiltà tradizionali sapevano riconoscere e assecondare l’energia dei siti, scienza ancora viva nelle geomanzie orientali. La modernità, sostiene Zolla, ha smarrito questa percezione, costruendo senza rispetto per il territorio; recuperarla è compito della spiritualità a venire. Il tema si salda alla sua ricerca sui luoghi del mito e trova un caso esemplare nel saggio sul sacro bosco di Bomarzo, letto come santuario neoplatonico.
A questa riflessione Zolla giunse anche per esperienza diretta. I lunghi viaggi in India, Giappone, Iran, Bali e nel Sud-Ovest degli Stati Uniti — da cui nacque I letterati e lo sciamano (1969), studio sull’immagine dell’indiano d’America accolto con favore in area anglosassone — gli permisero di osservare tradizioni ancora vive di rito e di rapporto con il luogo sacro. Il rito, per Zolla, non è cerimonia esteriore ma tecnica di risintonizzazione dell’uomo con l’ordine cosmico: il gesto rituale, come il pellegrinaggio o l’orientamento del tempio, riapre un canale che la mentalità profana ha ostruito. È una sensibilità che accosta la sua indagine ai misteri antichi e alla dimensione operativa dell’iniziazione, dove lo spazio e il tempo consacrati diventano condizione di una trasformazione interiore.
La rivista «Conoscenza religiosa» (1968–1983)
Attorno a Zolla nacque nel 1968 la rivista trimestrale «Conoscenza religiosa» (attiva fino al 1983: 67 fascicoli e 15 monografie, con l’apporto della Nuova Italia di Federico Codignola), forse il più importante spazio italiano di dialogo tra ricerca accademica, mistica comparata e studi tradizionali. Vi collaborarono, tra gli altri, Jorge Luis Borges, Pietro Citati, Henry Corbin, Mircea Eliade, Guido Ceronetti, Rosario Assunto, Jean Servier, Giuseppe Sermonti; il primo numero ospitò il celebre saggio Missa romana di Cristina Campo. La rivista indagò una dimensione del sacro che Zolla definì «sincretistica», aperta a cristianesimo, ebraismo, islam, induismo e buddhismo senza ridurli a un sistema unico e rigido — la nota che più distingue il suo tradizionalismo «inclusivo» da quello dottrinale di Guénon.
Il carattere «trimestrale» e monografico della rivista permise a Zolla di trattare in profondità singoli temi — dalla mistica renana allo sciamanesimo, dall’esoterismo islamico alla simbologia — facendone un laboratorio di quel comparativismo che sarebbe poi confluito nelle sue opere maggiori. I testi dispersi furono poi raccolti in Conoscenza religiosa. Scritti 1969–1983 (Roma, 2006). Attraverso questa rivista, e attraverso le collane editoriali da lui dirette (i «Documenti di cultura moderna» per Rusconi, con Alfredo Cattabiani e Augusto Del Noce; la collana «Paramita» per Rizzoli), Zolla fece conoscere in Italia autori come Carlos Castaneda, Ananda Coomaraswamy, J.R.R. Tolkien e Pavel Florenskij, di cui curò per Adelphi Le porte regali (1977).
Opere
Opere principali di Elémire Zolla (selezione, con l’editore e l’anno della prima edizione o dell’edizione di riferimento):
- Minuetto all’inferno, Einaudi, Torino, 1956 (romanzo; Premio Strega Opera prima 1957).
- Eclissi dell’intellettuale, Bompiani, Milano, 1959.
- I mistici dell’Occidente, Adelphi, Milano, 1997 (antologia; ed. orig. 1963).
- Storia del fantasticare, Bompiani, Milano, 1964.
- Le potenze dell’anima, Bompiani, Milano, 1968.
- I letterati e lo sciamano, Bompiani, Milano, 1969.
- Che cos’è la tradizione, Bompiani, Milano, 1971 (poi Adelphi, Milano, 1998 e 2003).
- Le meraviglie della natura. Introduzione all’alchimia, Bompiani, Milano, 1975.
- The Androgyne. Fusion of the Sexes, Thames and Hudson, Londra, 1981 (ed. it. L’androgino. L’umana nostalgia dell’interezza, Red, Como, 1989).
- Aure. I luoghi e i riti, Marsilio, Venezia, 1985.
- L’amante invisibile, Marsilio, Venezia, 1986.
- Verità segrete esposte in evidenza, Marsilio, Venezia, 1990.
- Uscite dal mondo, Adelphi, Milano, 1992.
- La filosofia perenne. L’incontro fra le tradizioni d’Oriente e d’Occidente, Mondadori, Milano, 1999.
- Archetipi, Marsilio, Venezia, 2002.
Nella Biblioteca sono presenti le voci dedicate a singole opere: Aure. I luoghi e i riti, Archetipi, Elemire Zolla, Bomarzo - il santuario neoplatonico - Elémire Zolla e la riflessione sull’amore in Dell'Amore Immortale.
Eredità
L’eredità di Zolla si misura su tre piani. Sul piano culturale, egli fu il grande mediatore che introdusse in Italia interi filoni — l’orientalistica sapienziale, lo sciamanesimo studiato con serietà, l’alchimia come simbolica dell’anima, la filosofia perenne — sottraendoli tanto all’accademia positivista quanto all’occultismo di consumo. Sul piano metodologico, la sua «lettura attenta» dei testi come pratica quasi iniziatica ha influenzato una generazione di studiosi del simbolo e dell’esoterismo, e resta un modello di ermeneutica del sacro alternativa sia al riduzionismo storicista sia al dogmatismo tradizionalista.
Sul piano dell’organizzazione della memoria, l’opera prosegue grazie a Grazia Marchianò, che dirige l’AIREZ, cura la riedizione dell’opera omnia e ha firmato la biografia intellettuale di riferimento (Il conoscitore di segreti, 2006). Convegni internazionali — come Labirinti della mente per il decennale della morte (2012) — e monografie accademiche (Hervé A. Cavallera) ne hanno consolidato lo statuto di classico. Nel panorama del perennialismo novecentesco, la sua posizione «inclusiva» rappresenta un’alternativa italiana e originale al rigore dottrinale guénoniano e alla radicalità di Julius Evola, vicina per sensibilità comparatista agli itinerari di Mircea Eliade e Henry Corbin e alla lezione di Carl Gustav Jung sugli archetipi.
Zolla nel tradizionalismo del Novecento
Collocare Zolla nella galassia tradizionalista aiuta a misurarne l’originalità. Con Guénon condivide la diagnosi di fondo — la modernità come perdita di contatto con i principi metafisici — e il riferimento a una sapienza perenne di cui le tradizioni sono i rami; ma rifiuta la costruzione di un sistema chiuso e il connesso rigetto in blocco del mondo moderno. Con Julius Evola condivide l’orizzonte simbolico e l’interesse per l’alchimia e per l’iniziazione, ma non la deriva politica: la sua è una via contemplativa e conoscitiva, non militante. Rispetto a Mircea Eliade, che accostò il sacro con lo strumento della storia delle religioni, e a Henry Corbin, che ne fece filosofia dell’immaginale a partire dall’Iran sciita, Zolla rappresenta la variante «letteraria» e sincretistica: quella che cerca l’assoluto anche nei testi profani, negli scrittori e nei poeti della modernità.
Questa collocazione «di confine» spiega insieme la sua fortuna e la sua marginalità accademica. Bersaglio polemico, negli anni della cultura progressista, di intellettuali come Umberto Eco ed Ennio Flaiano, Zolla ha nondimeno formato — attraverso i suoi corsi comparatistici alla Sapienza e le sue collane editoriali — una rete di lettori e studiosi che ancora oggi ne prolungano l’influenza nel campo degli studi sull’esoterismo occidentale e sulla sapienza orientale.
Rilevanza massonica
Occorre dire con chiarezza, anzitutto, ciò che le fonti documentano e ciò che tacciono: Elémire Zolla non fu massone, e nulla nella sua biografia — ricostruita nel dettaglio dal Dizionario Biografico degli Italiani e dalla biografia curata da Grazia Marchianò — lo lega a un’affiliazione all’Ordine. Il nesso con la Libera Muratoria è dunque concettuale e non istituzionale: appartiene al terreno delle idee condivise, non a una militanza. È bene tenere separati i due piani, per non attribuire all’autore ciò che non gli spetta.
Sul piano delle idee, tuttavia, il pensiero di Zolla intercetta alcuni nuclei centrali della tradizione iniziatica muratoria. Il primo è l’idea di una tradizione unica che si manifesta in forme molteplici: la «filosofia perenne» zolliana, che riconosce dietro le diverse religioni e mitologie un’unica sapienza, è cugina prossima dell’universalismo massonico, per cui le correnti della Massoneria custodiscono un patrimonio simbolico anteriore alle divisioni confessionali. La stessa lettura del simbolo come strumento di conoscenza — non allegoria ornamentale, ma via operativa verso il reale — corrisponde al modo in cui in Loggia si «legge» il pavimento a scacchi, le colonne, gli strumenti d’arte: pratica di ermeneutica del sacro che Zolla teorizzò per la grande letteratura e che il metodo iniziatico applica al rituale. In questo senso la sua opera si offre come strumento prezioso per il percorso di Conoscenza di Sé e per il cammino iniziatico verso la Luce.
Il secondo nucleo è l’androginato come coincidentia oppositorum. La ricerca zolliana sull’androgino — la riunione consapevole del maschile e del femminile, dell’attivo e del ricettivo — offre una delle formulazioni più ricche del principio dell’unione dei contrari, che nel simbolismo muratorio si esprime nella conciliazione delle due colonne, nell’equilibrio degli opposti e nella ricomposizione di ciò che è disperso. L’iniziato chiamato a «riunire ciò che è sparso» ritrova nell’androgino zolliano un archetipo dell’interezza ritrovata, parallelo alla coincidentia oppositorum che attraversa l’alchimia e la cabala — tradizioni, non a caso, presenti nel bagaglio simbolico della Massoneria di ricerca e nella storia della Massoneria esoterica. Anche il tema dell’aura e della sacralità dei luoghi trova eco nella cura muratoria per l’orientamento e la geometria del Tempio. Restano, questi, paralleli concettuali: illuminanti per il lavoro di Loggia, ma da non confondere con un’appartenenza che Zolla non ebbe.
Bibliografia
Fonti secondarie reali utilizzate e consultabili per lo studio dell’autore:
- Valentino Cecchetti, Zolla, Elémire (Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 100), Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 2020.
- Grazia Marchianò, Elémire Zolla. Il conoscitore di segreti. Una biografia intellettuale, Rizzoli, Milano, 2006.
- Hervé Antonio Cavallera, Elémire Zolla. La luce delle idee, Le Lettere, Firenze, 2011.
- Doriano Fasoli, Un destino itinerante. Conversazioni tra Occidente e Oriente, Marsilio, Venezia, 1995.
- Grazia Marchianò, Labirinti della mente, visioni del mondo. Il lascito intellettuale di Elémire Zolla nel XXI secolo, Società Bibliografica Toscana, Pienza, 2012.
- Grazia Marchianò, Conoscenza religiosa. Scritti 1969-1983, Aragno, Roma, 2006.
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- Conoscenza di Sé
- Il Percorso Iniziatico
- Luce e Iniziazione
- La Massoneria nella Storia
- Le Due Anime della Massoneria
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